giovedì, aprile 25, 2019
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Recensione -The Walking Dead “IN FONDO SI PARLA SOLO DI ZOMBIE….O NO?-Tina

Lo confesso sono una maniaca delle maratone serial! Una specie di sport estremo per iridi (non vi dico i litri di collirio lenitivo che mi costa ‘sta fissazione!), ma poi spesso e volentieri quando mi metto in pari, all’arrivo della nuova stagione, due o tre puntate e …. bum, mi sono scocciata. Non sempre, ma a volte succede!
Poi, un bel giorno arriva The Walking Dead e tutto cambia. Voi potreste obbiettare: “ Scusa tanto ma qua le processioni sono sempre le stesse: luogo sicuro, walkers, scappa dal luogo sicuro, vaga nei boschi, nuovo posto sicuro. La variante è : luogo sicuro, walkers, villais, scappa dal luogo sicuro, vaga nei boschi, nuovo posto sicuro… e così via”. Uno sviluppo uroboro porta per sua stessa natura alla stucchevoleza. Quindi ho indagato a fondo sulla scandalosità della mia passione per lo show dell’AMC e ancor di più sul fatto che la noia, in questo caso, non abbia ancora timbrato il cartellino.
Dopo riflessioni di varia natura sono arrivata ad una conclusione che, per inciso, non pretende di essere né definitiva né universale, ma del tutto personale, sulla fascinazione per questa serie che proprio non mi lascia.
Non è il teatro ad essere affascinante, ma il modo, le motivazioni e le emozioni umanissime di quelli che vi si muovono, con un pathos quasi euripideo. I personaggi quindi. Anzi no, i prototipi umani dei personaggi. O meglio le dinamiche che la situazione estrema innesca in loro e tra di loro. Dinamiche potenzialmente infinite. Certo qualche scivolone c’è, ed alcune situazioni spesso si trascinano lentamente e con ripetizioni. Quello che non si ripete invece mai nella stessa misura è la loro reazione a situazioni per lo più cicliche.
Ok per cercare di rendere l’idea di quello che suggerisco, prendo 4 personaggi, li posiziono sulla scacchiera dell’ attuale sviluppo narrativo (lo scontro con il villain perfetto Negan) e provo ad immaginare la dinamica che può innescarsi nella seconda metà della settima stagione.

RICK GRIMES

 

Come non partire dall’uomo che ha dato inizio al nostro viaggio infernale con il suo “Ragazzina…sono un poliziotto”?

Ecco, Rick Grimes è un poliziotto. Di quelli dei film. Di quelli che fanno un lavoro in cui credono per motivi in cui credono, di quelli che nel loro piccolo vogliono rendere il mondo un posto migliore. E’ onesto, leale, responsabile, insomma, nella media dell’uomo perbene.
Per almeno quattro stagioni, con alti e bassi e alterne vicende emotive, chiamiamole così, Rick cerca di rimanere il vice sceriffo Grimes. E vuole farlo usando le regole del mondo civilizzato che ha lasciato prima del coma. Eh.
La sua fatica principale è quella (almeno per le prime quattro stagioni) di adattarsi ad un mondo in cui non è più un ingranaggio di un sistema sociale condiviso, in cui bastavasemplicemente fare il proprio dovere. La cosa giusta era trovare Sophia, la cosa giusta era rispettare Hershel Greene in casa sua, la cosa giusta era credere nella buona fede del suo migliore amico dai tempi de liceo, la cosa giusta era prendere insieme decisioni. Ma quando queste vanno contro i principi morali che lo rendono l’uomo che è sempre stato, proprio non riesce.
Poi accade qualcosa dentro di lui. Mr. Lincoln ce lo dice con un solo sguardo. Lì nella tenda con Lori capisce che tutto è cambiato. Lui stesso sta cambiando nel profondo, mentre capisce che niente è quello che era, neppure le persone, mentre decide cosa farne di Shane Walsh. E poi al bar: uccidendo Dave, uccide la speranza recondita nel suo cuore, che siano sopravvissute solo persone come lui.

Quello è il punto di rottura e a poco a poco diventerà diverso. Non all’improvviso, un evento alla volta, un salto nella follia dietro l’altro, Rick Grimes diventerà duro spietato e pronto a tutto. Resterà solo uno dei suoi valori di un tempo: la famiglia. Riverserà tutto quel che era su quel solo punto focale. La famiglia non si tocca.
Non quando è lui ad essere in pericolo, ma quando le persone che ama lo sono, solo allora viene fuori da lui una crudeltà e una violenza sconvolgenti ( la fine del caro Joe è stato un picco fin’ora mai eguagliato). Il “quanti di voi dovrò uccidere per salvarvi” è un comandamento ormai.

Si è inselvatichito, si è creduto invincibile ed ha peccato come il più tipico degli eroi mitologici di un’arroganza mortale. La lucidità è l’unica cosa che può salvarlo, che può salvare tutti e lotta costantemente per rimanere aggrappato ad essa. Se lui sbaglia, tutti pagano. E quando succede ha paura. Ecco Rick Grimes è in perenne bilico tra l’involuzione morale, la spinta empatica e la furia epica. Tra la caduta rovinosa e l’ elevazione eroica. Ma ci prova, sempre. Può aggiustare le cose, e raddrizzando il destino, può salvare tutti. Almeno quelli che rimangono.

DARYL DIXON

Lo strano caso di Daryl Dixon. Diciamocelo fuori dai denti, il nostro DD è l’incarnazione del più classico stereotipo del buzzuro americano. Nato in una famiglia disagiata di una periferia disagiata di una città disagiata… insomma un brutto ceffo che il vice sceriffo Rick Grimes in servizio avrebbe fermato per un controllo e che avrebbe portato per una notte al fresco, perchè intanto il centauro, stizzito, avrebbe ingaggiato col tutore dell’ordine una bella rissa. Insomma chiaro che non si sarebbero mai visti per una birra e due tiri a stecca nella vita di un tempo. Eppure ora è suo fratello.
Date le premesse, non ritengo che lo sconvolgimento dell’ordine mondiale  abbia prodotto in lui una qualche forma di straniamento.
Sì , va bene è andato per un po’ in giro con un collier di orecchie, ma con lo stesso animo di un bambino che finalmente può fare un gioco che gli era vietato.
Nel corso delle stagioni vediamo crescere e diventare uomo il piccolo orfano Daryl, quel bambino triste e solo, perso nel bosco e preso a cinghiate da un padre violento e alcoolizzato, quell’essere indifeso che aveva solo bisogno di trovare un posto nel mondo.
La ricerca di Sophia era la ricerca di un’autostima sepolta chissà dove, la dimostrazione al mondo e a sè stesso di non essere un buono a nulla, ma di essere per la prima volta indispensabile, con capacità più che preziose. E il fallimento lo ha reso di nuovo un buono a nulla, ai suoi stessi occhi.
Ma la redenzione è solo rimandata. Quel bisogno viene fuori ancora e ancora.
In un tempo estremo il suo essere un borderline sociale è la sua salvezza. Per lui il mondo non è cambiato, sono cambiate solo le regole del gioco, regole che lui conosce benissimo, quelle con cui ha sempre giocato. E in un mondo la cui brutalità conosce a fondo è riuscito anche a trovare qualcosa che non aveva mai avuto realmente, una famiglia che gli vuole bene per quello che è. Doveva sopravvivere prima, deve sopravvivere ora. Soltanto quello che è lo può salvare, mentre un tempo poteva essere solo un reietto per questo.
Per inciso il motociclista più unto della storia della tv una cosa sola non sopporta: il giogo di un’autorità violenta che tenti di sottometterl. Mentre un tempo era incarnato oltre che  dal suo “vecchio” anche dall’ordine sociale precostituito, cioè da un uomo e da un sistema, ora lo è da  Negan,  un uomo che è uanche n sistema.
Nella vita che aveva prima cercava di sopravvivere, ma il Daryl Dixon che conosciamo ha scoperto di aver anche il diritto di esistere, che la sua essenza più profonda fa di lui un uomo di valore, di profonda lealtà e capace dei migliori sentimenti umani. Nessuno deve poter togliergli di nuovo questa possibilità e non sarà più un bambino costretto a prendere cinghiate.

 

CAROL PELETIER

Dangerous Carol. Una terminator. Micidiale. Meglio non tentare di accopparla, manco pensarci.
Nell’attacco a Terminus ha dimostrato di essere una stratega fenomenale, oltre che un sicario che non sbaglia un colpo.
La Carol sottomessa e picchiata dal marito negletto e piccolo, non c’è più.
Ma una donna così debole, così fragile, che non è riuscita a proteggere né se stessa né sua figlia com’è diventata la nostra Carol?
La prostrazione è diventata altro, è diventata desiderio di essere, di non nascondersi, di imparare qualsiasi cosa possa aiutarla a non essere più impaurita, a sentirsi senza scelta, dall’uso delle armi alle prove per il cesareo. Nessuno deve più sentirsi indifesa come lei, come Sophia. Anche i bambini devono imparare a sopravvivere. I pericoli per la comunità devono essere cancellati, anche se si tratta di persone malate. Nulla va sottovalutato. Nulla va più giustificato. Se crea dolore, se è un pericolo, va’ eliminato, così una bambina disturbata non può essere lasciata libera di agire, anche se è straziante, quella scelta va fatta. Ora lo sa.


Ogni cosa va ricondotta alla dimensione del buonsenso in un mondo che premia l’istinto e la sagacia con la possibilità di un altro giorno di sopravvivenza.
Ha subito troppo e pagato un conto troppo alto, ha imparato il decalogo della sopravvivenza, lo stesso che avrebbe dovuto usare molto tempo prima. La sua responsabilità è quella di agire quando gli altri si fermano a pensare. Perchè lei è stata ferma troppo a lungo senza avere il coraggio di prendere la decisione che sapeva in cuor suo fosse quella giusta.
E tutta quella rabbia, quel dolore, quell’umiliazione repressa in anni di giogo e maltrattamenti, motore sottaciuto della sua letalità, inizia a scemare, esauritasi in mesi di sangue, morte e battaglie, coraggio e resistenza usate per salvare quello che resta della sua famiglia.

E’ stata schiava, poi letale assassina. Passata tra due stremi entrambi dolorosi. Ora sente quel dolore, represso per mesi, e vuole leccarsi le ferite, da sola, lontana da tutto. Ma sopporterà che un tiranno violento e disumano torni di nuovo ad attraversarle la strada?

NEGAN

Di lui sappiamo poco: è un sociopatico, narcisista, dedito al culto di sé stesso e della proiezione della sua crudeltà, Lucille, un sadico bastardo dall’ego smisurato che gode a sottomettere chiunque trovi sulla sua strada.
Un monarca assoluto che ha un unico scopo, soddisfare le sue viscere.
Ora, premetto che ho letto solo qualche albo di Kirkman, ma pare che nel mondo pre-apocalittico fosse un insegnante di ginnastica che trattava gli studenti non proprio come vorremmo che facesse un educatore. Avete presente la…… di Glee? Ok, pensate a lei e portatela all’ennesima potenza.
Un bullo grande e grosso che esercitava il suo potere su poveri adolescenti che non potevano far altro che subire. Quello era prima, quello è poi. Ha solo approfittato dell’allargamento del terreno di gioco. Si è tolto tuta e fischietto cambiandoli con chiodo e mazza spinata.
Vuole godere e per farlo ha instaurato una politica del terrore in cui quello che non può essere suo, non è.
Dispone di sudditi che lo temono e di scagnozzi che brillano di luce riflessa. Ha il suo harem e il suo boudoire da filmetto porno. Aperitivi e pranzi luculliani. Mentre i suoi sudditi lottano per poter vedersi concesso il diritto di respirare. E lui, se saranno disposti ad adularlo e venerarlo, gentilmente, nella sua infinita magnanimità, glielo concederà.
Che abbia messo insieme uno squadrone di gente violenta, senza scrupoli a cui sia concesso avere comportamenti da gestapo per dirla in breve, neppure ci stupiamo, ne sono piene le pagine di storia di situazioni perfettamente aderenti a questa. Un Dio mitologico e un sovrano assoluto.
Nessuno può tradirlo, nessuno può sfidarlo, nessuno può fuggire da lui senza finire nel suo zoo zombesco. Senza aver incontrato Lucille. Senza aver assaporato il ferro.
Negan si staglia ghignante nel caos primordiale, e nella primordialità dei bisogni umani ha il suo potere.
Nessuno è durato abbastanza per poter muovere il calderone in cui sguazza. In fondo anche prima di Prometeo, l’uomo non aveva il fuoco. In fondo c’è sempre un prima e un dopo.

 

A questo punto abbiamo, da un lato, un uomo che soffre della fine delle forme migliori della società civile e che sente forte e pressante il peso della responsabilità verso i suoi; un’altro che non sopporta alcun giogo e che odia qualsiasi forma di autorità che voglia sottometterlo con la forza, approfittando del potere che detiene; una donna che ha subito violenze e angherie tremende e che si è rialzata e che ha fatto in modo, nella misura in cui le è stato concesso, di insegnare ai più deboli intorno a lei come fare a non essere vittime inermi e a non accettare di esserlo. Dall’altro Negan, incarnazione di tutto quanto hanno subito e hanno sconfitto, per essere davvero vivi.
Per ora, ma domani chissà.
Un altro ostacolo li aspetterà senz’altro, li trasformerà ancora e dovranno prendere altre decisioni, dovranno scendere a nuovi compromessi, saranno portatori di sentimenti ancora più contrastanti, in una girandola infinita. Il climax ascendente della narrazione non ha ancora raggiunto il suo picco più alto.

 

Grazie a:

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