mercoledì, marzo 20, 2019
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Iron Fist e la nascita di un eroe: Colleen Wing

I critici l’hanno descritto come un orrore ambulante, il pubblico si è spaccato in maniera più eterogenea tra chi dava ragione ai critici e chi, nonostante tutto, lo ha apprezzato.

Io personalmente sono nel mezzo, lo trovo un prodotto senza infamia e senza lode ma estremamente godibile.
Per quanto Luke Cage sia fatto meglio, specialmente per l’ambientazione ad Harlem e la colonna sonora, Iron Fist, con tutte le sue trashate varie, è riuscita a prendermi molto di più, sarà che le arti marziali hanno sempre un certo fascino.

Innanzitutto, dopo Daredevil S2, torniamo finalmente a concentrarci su La Mano, rivediamo la versione demoniaca della nonna di Mulan Madam Gao, che quando compare il brivido di inquietudine te lo fa sempre venire, e scopriamo che ci sono più contendenti alla guida della Mano che aspiranti Re al Trono di Spade in Game of Thrones (ma almeno qui quando muoiono possono resuscitare).
Iron Fist era la necessaria imbeccata alla trama dei Defenders, in cui si spera di vederli tutti e 4 (5? Punisher, fatti vedere per favore) sventare questa minaccia alla salute di New York (e alla salute della Rand, che niente Rand, niente soldi ai Defenders e non è che Tony Stark può pagare per tutti).

Finn Jones nemmeno ai tempi di Loras Tyrell mi aveva fatto impazzire come attore, ma qui alla fine ha fatto il suo dovere: doveva interpretare questo ragazzo con l’anima pura da fanciullino, tremendamente sperduto nella società contemporanea e, considerando le volte in cui viene da dire “quanto sei tonto Danny, continuano a fregarti e tu continui a fidarti”, direi che c’è riuscito.
Tasto dolente le scene d’azione, era davvero bruttine da vedere. Kudos per la scena del corridoio/ascensore, che in maniera meno stupefacente ha voluto emulare la famosa hall way scene di Daredevil.

 

Un confronto serio sarebbe impietoso per Iron Fist, ma meritano una pacca sulla spalla per averci provato.


Chi, al contrario, decisamente non ha avuto problemi con le scene di lotta era Jessica Henwick che come Colleen Wing è stata eccezionale, sia nei combattimenti corpo a corpo, sia con la katana.
Anche il suo personaggio in generale è uno dei due meglio riusciti della serie e se dopo aver visto Iron Fist non siete parte del Colleen fan club non possiamo essere amici, era una spanna sopra di tutti, pure in versione braccio armato della Mano! (ok, la battuta non era intenzionale, lo giuro).


C’era un motivo se Jessica in Game of Thrones interpretava una  delle sand snakes mentre Finn Jones era Loras, il cavaliere dei fiori…

 


Menzione d’onore invece per quello che la rete ha già soprannominato “drunk fist”, l’anti Iron Fist che da ubriaco marcio ha combattuto contro Danny, pochi minuti di screen time, ma spettacolari.

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Solo amore per Drunk Fist

 

 

Sembra fosse in lizza (almeno tra i fan) per il ruolo di Iron Fist ed effettivamente non avrebbe sfigurato.
Poi qui partirebbe la polemica sulla necessità di un Iron Fist sino-americano, su cui fatemi spendere due parole. Danny Rand è nei fumetti un ragazzo bianco che, dopo essere sopravvissuto ad un incidente aereo, viene allevato da monaci guerrieri e diventa l’Iron Fist, ovvero la storia della serie.
Rendere Danny Rand un americano di origine asiatica che torna nel paese dei suoi genitori avrebbe contemporaneamente evitato di cadere nel solito stereotipo “ragazzino bianco si appropria delle arti marziali, tradizione orientale” e dato la giusta rappresentazione asiatica che manca e di cui c’è bisogno (gli asiatici di seconda generazione esistono negli USA, breaking news)? Sì, certo!
È uno scandalo che sia un bianco ad interpretare Danny Rand? No, perché semplicemente si sono attenuti  alle fonti originali.
E lo dico io che avevo litigato su twitter per aver condiviso un articolo pro Iron Fist asiatico. Sì sarebbe stato bello, non è accaduto, pace. E per quanto sia la prima sostenitrice della necessità di rappresentazione diversa e fatta bene, buona diversità può essere un bonus, ma non è sinonimo automaticamente di qualità.
Infatti temo che sia stato così penalizzato Iron Fist proprio per questo motivo: a Daredevil hai onestamente poche critiche da fargli (senza dimenticare la parte protagonista con disabilità), Jessica Jones ha uno stile noir col suo essere detective privato, un villain carismatico e lei donna tosta e dal passato traumatico e si salva, Luke Cage già con il suo essere una serie completamente afroamericana nei personaggi, stile, ambientazione e tematiche è progressista e Hollywood non può che approvarla, Iron Fist al contrario ha come protagonista un ragazzo bianco spudoratamente ricco colpevole addirittura di appropriazione culturale con i suoi 15 anni a K’un Lun (Doctor Strange ha fatto di peggio onestamente) e unito alla qualità non eccelsa e alla mancanza di tematiche socio politiche importanti (che negli altri Defenders ricorrevano) ha portato al 9% di rotten tomatoes.


Ovviamente non posso dimostrare questo mio sospetto, ma a prescindere come voto alla serie mi sembra decisamente ingiusto, specialmente dopo aver osannato una serie come Luke Cage che ha cambiato 3 villain in 13 episodi, non dando spazio a nessuno dei tre di espandersi. Daredevil è riuscito ad incastrare bene nella S2 la Mano, Elektra e il Punisher, ma nemmeno messi insieme Cottonmouth, Diamondback e Mariah valgono già solo un Punisher.
Ora che ho difeso Iron Fist fin troppo posso partire con le critiche.
Purtroppo la serie i suoi difetti li aveva, per cominciare la totale mancanza di carisma di Danny (o di Finn Jones?) che più che rispetto per essere l’Iron Fist un po’ ti fa provare irritazione per la sua assurda ingenuità, un po’ ti viene quasi da abbracciarlo per quanto sia disadatto socialmente.
Come già detto le scene di lotta di Danny sono meno che spettacolari, anche se a discolpa di Finn le ha dovute fare quasi tutte di persona non avendo una maschera come Charlie Cox e quando nel finale si è visto l’Iron Fist davvero in azione la scena è stata decisamente da applausi.
Quello che dovrebbe avere la parte di villain, Meachum Sr, è di una bidimensionalità spaventosa, probabilmente giustificabile con il fatto che le sue resurrezioni plurime decisamente non sembrano non giovare al suo sistema nervoso, un po’ abbiamo la Mano come vera minaccia oscura.
Almeno questo difetto passa in secondo piano grazie all’arco del figlio Ward, che al contrario con gli episodi acquista spessore e diventa di gran lunga il personaggio meglio costruito della serie, a differenza della sorella la cui costruzione del personaggio soffre di uno sclerotismo assurdo tanto da vincere il premio Frankestein per la mal riuscita del suo sviluppo.


Senza parlare del fatto che ok, è stato 15 anni a K’un Lun, allevato da monaci guerrieri, scelto come Iron Fist e poi nemmeno sa utilizzarlo come si deve, tanto che deve fargli da insegnante Bakuto. E non solo, i poteri invece di sfruttarli per proteggere il monastero li usa per scopi personali tornandosene a New York e appena ritorna trova pure il monastero sfasciato e tutti morti. Non per dire Danny, ma YOU HAD ONE JOB!
Ed era anche un incarico che hai fortemente voluto e per cui stavi quasi per rimetterci la pelle, quanto puoi essere stordito da 1 a 10? Ci credo che Davos ce l’abbia con te!
Ultimo ma non ultimo alcune parti ridicole come l’ipod di Danny che sopravvive ad uno schianto aereo e 15 anni dopo ancora funziona (e a quanto pare si ricarica a chi visto che passa i primi giorni da barbone senza mai caricarlo). O il fatto che tutti a New York si ricordino della famiglia di un tale imprenditore morto in uno schianto aereo, a migliaia di chilometri di distanza, 15 anni prima. Come no.
Tra i punti buoni della serie, ovviamente, abbiamo Claire Temple, sempre presente da brava Nick Fury dei Defenders, sempre scettica e sempre con meno pazienza nei confronti di questi supereroi di quartiere che ormai le occupano ogni secondo libero e ogni sei mesi le fanno rischiare il licenziamento.


Siamo tutti con te Claire, tieni duro che almeno ora hai trovato il Defender ricco e quantomeno ti procuri una pensione degna dopo tutto questo super baby sitting e pronto soccorso segreto ad ogni ora del giorno e della notte.
Bonus anche per la coppia Danny-Colleen che supera già di gran lunga Matt-Karen e Luke-Jessica, come affiatamento e chimica e adorabilità. Quasi stucchevole loro che fanno tai chi di coppia con sottofondo hip hop, ma come scena di riconciliazione ci stava tutta. Che poi teoricamente Danny avesse un voto di castità sono dettagli, tanto quando l’ha detto avevamo tutti l’espressione “sure, Jan” di Claire.

 


In fondo anche Anakin Skywalker aveva rotto il suo voto di castità, che può accadere di male?

Tante parole per dire cosa? Non sarà la serie dell’anno (quello spero di dirlo dei Defenders) ma ha una sua dignità e si lascia guardare senza problemi e una sufficienza ampia se la guadagna. Se forse lui è il Defender meno interessante dei 4 sarà proprio col suo essere una specie di labrador sperduto un inserimento al gruppo molto divertente, pensate solo all’espressione di Jessica quando vedrà gli atteggiamenti da hippie di Danny!
Insomma, arrivederci a qualche mese fan del MCU, quando finalmente avremo i magnifici 4 combattere spalla a spalla! Sweet Christmas!

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Agostina Russo
La mia vita è un pendolo tra la comunicazione politica e le serie tv. Potete trovare le mie opinioni non richieste su quest'ultime su School of Telefilm e ancora di più su Twitter @tinagoTV. In breve, la versione reale di Ben Wyatt: tv-geek, aspirante campaign manager, human disaster.
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