giovedì, febbraio 21, 2019
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Recensione “The Deuce” pilot 1X01 Tina Modotti

La Hbo lo ha fatto ancora: dopo averci raffreddato in una torrida estate con l’arrivo dell’Inverno di GOT, ci regala un autunno caldo, caldissimo con “The Deuce”.

Quante buone ragioni vi servono per vederlo? Potrei darvi due nomi: James Franco e Maggie Gyllenhaal. Magari potrei aggiungere che l’ex Secretary batte la 42^ strada, la Deuce appunto, con una riccioluta parrucca bionda. Che ogni tanto qualche pappone vorrebbe arruolarla nella sua scuderia, ma che, parafrasando oltre la semantica gli slogan femministi (” Con la mia passera ci guadagno solo io!”) declina ferreamente l’invito.  Potrei continuare dicendo che la sua camera da adolescente è coperta di poster della Monroe, quella che avrebbe voluto essere, e potrei azzardare dicendo che di quel sogno infranto resta il ricordo nella sua capigliatura da marciapiede. Vi dico qualcos’altro: la bionda dotata di prorompente autodeterminazione  regina del marciapiede, la donna imprenditrice di sè stessa, ha il nome dello zucchero.

Candy sa quello che fa. Che le piaccia o meno, non è questione da discutere. Candy produce orgasmi, gli orgasmi le pagano i conti, così come pagherebbe i conti se cambiasse radiatori. Ma Candy non cambia radiatori. Fa un lavoro brutto sporco e cattivo, in un mondo brutto, sporco e cattivo che fa finta di essere tutto il contrario di quello che è. Come è finita su quel marciapiede, forse, lo scopriremo, per ora sappiamo solo che lo calpesta da padrona e non da schiava, e ad ogni passo, ad ogni sguardo, ad ogni boccata di fumo, scopriamo qualcosa di lei.

Altri motivi? Vediamo…ci sarebbe Vinnie, che poi è il gemello di Frankie, azzardista seriale indebitato con tutta New York. Vinnie si ritrova spesso a dover spiegare che lui non è Frankie, che non pùò pagare i suoi debiti perchè, ehi, cazzo, è solo un barista col doppio lavoro sulle due sponde del fiume, con una moglie a caccia di emozioni, perchè, diciamolo, se fai il barman H24, per forza hai una moglie trascurata che cerca in giro manzi come sostituti.

Fine della triste storia di Vinnie e delle sue corna. Eh, sì! Perchè Vinnie si fa licenziare su una sponda, và via di casa e rimane sull’altra sponda. Quella del Diavolo. Vinnie è uno che sa come gira il mondo. Sulla Deuce esistono solo tre cose: prostitute, papponi e clienti. Ergo, sulla 42^ c’è solo una cosa che vende: il sesso. Per risollevare le sorti del bar del ristorante coreano sull’orlo del fallimento dove ormai ha il suo unico impiego, decide che se non può usare il sesso per gli affari, bisognerà utilizzarne l’ idea. Perchè anche solo l’odore, la fantasia vende. Ecco Vinnie. Forse ha capito come dare una svolta alla sua vita. Come fare i soldi veri.

Maggie Gyllenhaal è come sempre eccelsa, potrebbe interpretare un carretto e risultare ugualmente credibile. Muovendo solo i muscoli facciali, ci racconta di Candy, con un solo sguardo capiamo la sua emancipazione, insieme a una quantità di sottintesi che solo una grande interprete riuscirebbe a far salire a galla senza pronunciare neppure una parola, oppure pronunciandola con quella sfumatura perfetta. Sublime.

Franco nel doppio ruolo, non convince. Anche se il confronto tra i gemelli dura lo spazio di due battute (sagaci, pungenti e brillanti per altro) manca la differenziazione tra i caratteri che non va oltre la diversa pettinatura. Per  il resto Vinnie è un personaggio intrigante, che parte in sordina sottomesso e arrendevole, ma che si muove in crescendo.

Ma quello che davvero rapisce è la fauna multistrato che circonda la vera protagonista della serie: la Deuce, la strada del peccato, la 42^ strada. Una Broadway lontana da quella delle cartoline, senza luce, se non quelle dei teatri e dei cinema in cui non sembra entrare nessuno, in cui papponi e prostitute superano di gran numero ballerine ed impresari. Sesso ovunque: nei vicoli, nelle cabine telefoniche, negli angoli, spesso non solo accennato. Papponi nelle divise damascate d’ordinanza e coi culi caldi sulle Cadillac, tirate su coi soldi delle marchette, mentre le loro puledre sono in giro a far ballare materassi. Poliziotti che forse saranno onesti o che forse si presteranno ad essere igranaggi da ungere, sempre coi soldi fatti nei motel.

 

Quasi dimenticavo, siamo ancora a metà degli anni ’70, e la peggior epidemia del novecento ancora non era esplosa. La libertà dei costumi sessuali godeva del proprio apice, e il mercato del godimento era ancora una prateria vasta da conquistare.

Volevate vedere una New York scintillante? Vetrine lucenti? Coffe shop in franchising? Qui non la troverete! Siamo ben lontani dalla New York ripulita del miracolo Giuliani. Questa è la città grigia, come la chiamò Leland Bobbè, una città che fa paura, impantanata nel sordido fino al midollo.

Soldi, sesso, scelte. Le tre S di The Deuce confezionano un pilot che farà il botto. E’ solo il prologo. Si è apparecchiata la tavola, abbiamo soltanto visto sedersi al desco i commensali, ma già pregustiamo un banchetto succoso,condito da una sceneggiatura brillante e senza frozoli, degna della migliore Hollywood e che anche quando procede sfruttando eccessi di linguaggio e slang non sembra mai strafare,con un uso dell’eccesso sempre reinserito nell’economia generale del soggetto. La regia, intelligente, gioca sui contrasti visivi e di intenzioni e con inquadrature che passano dal didascalico all’allegorico con fluidità e una fotografia perfetta. Per tutta la durata ( notevole un’ora e dodici minuti) non riuscirete a staccare lo sguardo dalla schermo, scorrerà liscia e vi sorprenderete a valerne ancora.

La qualità non manca, anzi, uno tra i prodotti da olimpo telefilmico dell’anno.

Gli ingredienti per il capolavoro ci sono tutti, manca solo una cosa…voi. E vediamo se anche in questo caso, il sesso vende!

VOTO : 10 e lode

Ringraziamo gli amici di:

Regno delle SerieTV – Buymoria.

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tmodotti
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