sabato, maggio 25, 2019
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The Handmaid’s Tale: cos’è e perché guardarla

Probabilmente stanotte avete fatto la diretta degli Emmy o stamattina vi siete alzati e guardando il listino dei vincitori vi siete stupiti che House of Cards e Westworld non si siano spartite da sole la torta e vi è nata spontanea la domanda… “ma cos’è The Handmaid’s Tale? Ed è davvero così bello?” Se è così, sono qui per rispondervi!

Il bello del vivere nell’età d’oro della televisione è che ci sono moltissime serie di qualità e meritevoli di essere guardate, il contro è che il nostro tempo è limitato ce ne sono così tante che è molto facile perdersi per strada dei veri e proprio gioiellini, specialmente se non facilmente reperibili. Proprio questo temo sia il caso di The Handmaid’s Tale, la prima grossa produzione hulu.

La serie è basato sull’omonimo libro di Margaret Atwood (in italiano “Il Racconto dell’Ancella“), che nei paesi anglosassoni è un romanzo distopico di stampo femminista degli anni 80 piuttosto famoso.
Il romanzo è basato negli Stati Uniti, o meglio negli ex USA ora chiamati Gilead, dittatura di stampo teocratico-cattolica dove le donne hanno perso ogni diritto e le poche fertili sono state prese, vestite di rosso (le handmaids del titolo) e date ognuna ad ogni uomo influente di Gilead (i commander), che dovranno metterle incinta per risolvere la crisi delle nascite.

 

Tutto ciò non comincia nemmeno a descrivere gli orrori di questa nuova società, ma nemmeno lascia intuire dove giace la bellezza della serie. Sulla trama non dirò molto altro sia perché merita di essere svelata pian piano guardandola (sia come si è arrivati a Gilead, sia se e come se ne uscirà) e un po’ perché quella è merito del libro e non della serie.


Posso però garantire che le solide fondamenta delle buone premesse del libro sono accompagnate da un’eccellente scrittura, specialmente a livello di caratterizzazione dei personaggi, dove abbiamo la protagonista handmaid, donna tenace e risoluta, il tenebroso giardiniere di cui bisognerà decidere se fidarsi o meno, l’inquietante commander ovvero uno dei capi di Gilead, la misteriosa moglie del commander contemporaneamente vittima e carnefice, l’intrepida miglior amica della protagonista, e molti altri.
E proprio la scrittura dei personaggi è quella che ho preferito di più: so già che molti di voi leggendo prima la parola femminista hanno cominciato a immaginarsi una sorta di serie dove maschi=male e donne=forze del bene, invece la situazione è ben diversa perché The Handmaid’s Tale è uno show seriamente femminista e seriamente ben scritto che quindi non si risolve in una simplicistica guerra dei sessi, ma in una battaglia tra persone che sono per una società come quella di Gilead e persone che lottano per il ripristino delle libertà e dei diritti personali (femminili, ma anche maschili visto che non tutti gli uomini sono commander).
Considerate anche sia che il libro era nato come cautionary tale per le donne conservatrici, per mostrare loro a cosa poteva portare il loro atteggiamento, sia che tutte le situazioni orribili e i soprusi che si vedono non sono state inventati, bensì ripresi da situazioni reali avvenute o che ancora avvengono, magari non negli Stati Uniti ma altrove.
Magnifica anche la regia, specialmente nel cambio di stile nelle scene di Gilead vs quelle nel passato negli Stati Uniti, in entrambi i casi rendono solo con un colpo d’occhio la sensazione che deve offrire la scena.

 

Stile di regia “Gilead”

Infine il cast, a dir poco stellare: Elisabeth Moss (Mad Men) come protagonista, Joseph Fiennes (Shakespeare in Love) come commander, Yvonne Strahovski (Chuck) come moglie del commander, Alexis Bledel (Gilmore’s Girl) come una delle ancelle, Samira Wiley (OITNB) come la miglior amica della protagonista, Ann Dowd (The Leftovers) come “zia” delle ancelle.

E se non credete ai miei elogi vi rammento che se siete capitati su quest’articolo è perché avete visto questa serie premiata come miglior guest star (Alexis Bledel), miglior co protagonista (Ann Dowd), miglior regia, miglior sceneggiatura e il premio più ambito, miglior serie drammatica. Non dico che non siano già esistite serie sopravvalutate dalle giurie dei premi televisivi e ultrapremiate, ma posso confermare che non è questo il caso.

Buona visione e nolite te bastardes carborundorum!

 

Commenti

Agostina Russo
La mia vita è un pendolo tra la comunicazione politica e le serie tv. Potete trovare le mie opinioni non richieste su quest'ultime su School of Telefilm e ancora di più su Twitter @tinagoTV. In breve, la versione reale di Ben Wyatt: tv-geek, aspirante campaign manager, human disaster.
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