martedì, aprile 23, 2019
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Recensione The Walking Dead 8X08 “How It’s Gonna Be”- Tina Modotti

Potrei partire come al solito sulle vie della mia crociata, non tanto personale dato che in molti pensano le mie stesse cose, sul declino che pare inarrestabile della serie che Scott Gimple ha portato al massaro.

Otto puntate per l’arco temporale di una giornata che sembrava non spegnersi mai. Un giorno che pareva segnare le strade, seppur impervie, verso l’alba di un nuovo giorno.

Una giornata passata a rincorrere uomini, piani, armi, convogli, avamposti, vaganti, munizioni, disertori, talpe, prigionieri, Re e tigri, soldati e cavalieri, uomini e no.

Il sole non sembrava voler mai tramontare, voleva essere gentile con Rick Grimes, il Sole sapeva che se fosse scomparsa dietro la cortina nera di una notte senza stelle, le tenebre non avrebbero risparmiato niente.

Sette puntate, ma poi arriva il crepuscolo…

Potrei parlare di come in meno di una puntata i Salvatori si riprendono tutta la strada che li separava dalla vittoria, di come in un momento riescano a distruggere tutto quello che Rick Grimes aveva deciso di difendere, ma anche di come il Re decide di sacrificarsi per quello che ha costruito al Regno, diventando d’incanto sovrano di diritto e non di stirpe, oppure di come Maggie sia diventata quello chee ci si aspettava che fosse. Non spietata, ma risoluta, in grado di prendere decisioni sofferte, ma necessarie. Il Re, la Vedova e Rick si sono evoluti di nuovo di fronte alle nuove circostanze.

Ma ad uno più di tutti dobbiamo il nostro rispetto: Carl Grimes, il bambino che si è fatto uomo, tra il dolore, la morte e la crudeltà.

Carl era il cuginetto che tutti abbiamo, o abbiamo avuto da piccoli, quello che tirava i sassi nello stagno per far spaventare le rane, solo che per lui non c’erano rane; quello che si mette in mezzo nella lite tra suo padre e suo zio, chiamando quest’ultimo cattivo, solo che lui non ha usato le parole; quello che sente le raccomandazioni di sua madre, che vorrebbe solo vederlo crescere responsabile e giusto, e la ringrazia, solo che per lui i grazie odorano di piombo e polvere da sparo.

Carl era un ragazzino uguale a tutti gli altri, cresciuto in un mondo dove i ragazzini muoiono.

E’ stato spietato nell’età in cui si pensa alla partita di softball, e poi ha odiato il suo vecchio come tutti gli adolescenti.

Ha imparato nello stesso modo in cui tutti imparano a stare al mondo, con meno margini di errori forse, perchè il mondo, in fondo, per un adolescente è pericoloso anche senza walkers o gente con uma mazza col filo spinato.

Carl è diventato il ragazzo che è perchè in molti lo hanno cresciuto ed ognuno di loro gli ha dato un pezzo di sé: Lori, Shane, Hershel, Carol…così è potuto, alla fine diventare il figlio del vice sceriffo Grimes. Carl non muore da stupido, la sua morte non è stata da fesso. Carl è morto per tenere fede alle tante promesse fatte alle persone che lo hanno cresciuto, per rendere onore a se stesso. Non muore combattendo, muore per aver dato a qualcuno la possibilità di vivere. Saremo tutti più soli, ma con più speranza, ora che Carl ci sta per lasciare.

 

Detto questo, sul come ci siamo arrivati, ce ne sarebbe da dire. Una stagione tesa, tesa, tesa come un elastico e poi improvvisamente lasciata andare, con buchi di sceneggiatura ed incongruenze che non riesco davvero a capire. Con trovate davvero inefficaci, talvolta ridicole, con dialoghi che si attorcigliano su stessi all’infinito, con battute e concetti ripetuti a staffetta da tutti i personaggi con tutti le possibili variazioni di intenzione possibili. Il montaggio confuso, con le sequenze in miscuglio, hanno creato caos, ma anche un senso di estraneità al racconto. Nulla ha funzionato in queste otto puntate, che, alla luce di quello che sappiamo oggi, poteva avere un costrutto certamente più organico e coerente, se avessero trattato il materiale con un minimo di rispetto per gli spettatori, ma anche per i personaggi stessi.Qualche felice occasione c’è stata, come il sempre smagliante Simon che è riuscito a dare  dignità ad una situazione costruita, come dire, arditamente?

Oppure il nostro Neganone che quasi ci ha fatto distrarre, nella sua lotta con Rick, dall’assurdità della costruzione dell’azione. Insomma stessa roba, poca roba buona in un mare di nulla fatto male. Non voglio sparare sulla crocerossa parlando della comparsata mordi e fuggi dei Monnezzari, situazione questa sì, logica, un po’ meno logico il tempismo della macchina di salvataggio.

Ma poi, scusate, tutta quella gente alla guida, quelle facce, ma mica erano per aumentare la tensione drammatica? Mi sono talmente distratta appresso a queste giravolte registiche che alla fine ho perso il filo. Qualcuno mi chiami se me lo ritrova!

 

Carl Grimes meritava più rispetto, meritava di rivelare la sua condizione in un vortice ascendente di tensione, che invece è stata continuamente smorzata dall’incapacità di gestire i piani della narrazione, da una confusione costante che mai, se non nella 8×04, è venuta meno.

Persino a Bob è stato fatto questo favore, cos’aveva in meno il figlio di Grmes?

Certo hanno tentato, almeno è stato leader per mezz’ora ( e che leader, tutti hanno anche seguito il suo piano). Forse immolarsi sotto Lucille, e poi scoprire che era già destinato alla morte ne avrebbe fatto un eroe migliore, ma alla fine stare lì sotto, con la sua gente, la gente che gli adulti stavano per fare ammazzare, lo rende migliore di molti di loro. Di certo più umano.

Carl Grimes meritava di lasciare il suo segno in una stagione epica: almeno sappiamo cosa abbiamo perso, l’uomo misericordioso, il leader equilibrato. Mentre tutti gli adulti sono a poco a poco impazziti e fagocitati dal nuovo mondo, questo ragazzo è riuscito ad essere saldo, lucido e bilanciato. Chè non avere più memoria del prima alla fine lo abbia salvato e reso migliore?

P.S. Era davvero necessaria l’andatura da vagante di Carl mentre si allontanava dalle fiamme che avvolgono Alexandria? Non bastavano le lettere e la riflessiva sequenza sullo JJS a far presagire che Carl già sa che la fine è vicina? E chi può saperlo se non qualcuno che è stato morso? La mettiamo nel sacchetto della finta tensione drammatica.

Inoltre, parliamoci chiaro, dopo tutti i riferimenti alla prima puntata assoluta, era chiaro che un Grimes doveva morire, ma puntavamo tutti sul senior, che colpaccio Scott, ci hai proprio buggerati tutti!

 

P.P.S. Se Carl Grimes merita rispetto, di certo lo meritiamo anche noi. Questa stagione non si salva. Al mid season ci è arrivata stentata. La narrazione frullata e triturata su di una montagna di piani è sfuggita di mano agli autori. Spesso i dialoghi paiono soliloqui del tutto superfli, tecnicamente, una vera catastrofe. Anche la recitazione ne ha risentito ( neppure il miglior De Niro sarebbe riuscito a rendere credibili certe vaccate). Sequenze maldestre…e soprattutto, tutto finto. Niente a che fare con quello che ci lasciamo alle spalle. Niente a che vedere con l’infanzia di Carl.

Con lui muore anche lo show. Ci mancherete.

VOTO ALLA PRIMA META’ DI STAGIONE: 5 (ma solo per affetto)

 

 

GRAZIE A :

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