martedì, aprile 23, 2019
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Recensione The Walking Dead ” Wrath” 8X16-Tina

 

Un lungo cammino quello che ci ha portato allo scontro finale. Uno scontro che , sapevamo, sarebbe stato tra civiltà.

Il fomicaio non è un posto in cui crescere, è una piramide organizzata, in cui ognuno ha un ruolo, in cui ognuno sa qual’è il suo posto. In un formicaio non hai volontà, non puoi decidere chi essere, non puoi avere aspirazioni. Il sole è solo la luce che ti separa da un’altra notte.

Un formicaio funziona, non ci sono sorprese, e qualcuno, si sa, verrà perso, sarà sacrificato. Ma è la massa che fa il numero, un singolo non conta. L’obbiettivo è l’unico faro verso cui puntare: la conservazione del formicaio stesso, giorno, dopo giorno, dopo giorno.

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TWD è sempre stato questo, un continuo scontro di civiltà. Dalla sopravvivenza alla creazione di una struttura comunitaria fatta per gli uomini e non solo di uomini. Dalla fattoria, alla prigione e poi ancora lungo il percorso fino ad Alexandria la bussola è sempre stata questa, a volte perdendo il metodo, ma mai l’obbiettivo.

Lo scontro tra uomini e formiche c’è stato, uno scontro ideologico che ha riempito con un nuovo tassello il vasto mosaico su cui ancora potrebbero inserirsi mille storie, mille dinamiche.

La punizione maggiore non sarà per Negan la prigionia, ma sapere che il suo formicaio, il suo metodo, il suo stato, la sua stessa idea di sopravvivenza, non solo è stata spazzata via, ma sconfitta dalla scelta di una possibilità, di quella idea alla base delle utopie di ogni tempo che la solidarietà umana è la chiave per la civiltà, unica possibilità per ogni uomo di poter sopravvivere alle asperità di un mondo fatto di predatori.

Il lungo cammino di Rick per ritornare ad essere lo sceriffo Grimes è finito, la ferinità che aveva abbracciato dopo la fine del sogno della vita comunitaria della Prigione, che aveva nutrito lungo il percorso fino a Terminus, che aveva abbracciato scoprendo il nero che è dentro tutti gli uomini, oscuro come il delirio e terribile come la fame, che aveva scelto nella scalata ad Alexandria, accecato da un senso di Onnipotenza che solo chi è sopravvissuto all’inferno potrebbe comprendere ed accettare, è finalmente giunto alla meta. Un percorso circolare che lo ha riportato al punto di partenza.

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C’è solo una cosa che alla fine della sua vita un uomo fa: si guarda indietro. La misura della sua vita è quello che lascia a questo mondo, cosa ha costruito, insegnato. La sua impronta. Lasciare il mondo migliorato, anche di poco, quel centimetro che ti fa pensare che in fondo la vita di un uomo può valere per quanto piccola, per quanto la sua azione sia limitata.

Negan è alla fine della sua vita molto più di quanto non lo sarebbe stato se fosse stato giustiziato: vedrà e saprà di non aver costruito nulla che valga la pena di essere salvato, nessuna impronta rispetto a cui misurarsi. Niente.

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Spesso quando mia nonna decideva qualcosa che non capivo, mi diceva: “Un giorno capirai…”. Spesso quel giorno è arrivato a distanza di anni, come magari accadrà per Maggie e Daryl. Altre volte ci è voluto meno tempo, come è accaduto per Eugene e Dwight. Chi essere si decide un giorno alla volta.

 

Mi resta però l’amaro per una grande storia, quella dell’intera umanità, degli esseri umani che combattono ogni giorno contro sè stessi e contro il mondo per non essere fagocitati dal peggio che li circonda e che li riempie. Una storia infinita, quella di chi si guarda intorno e non cede a tutto il buio che li circonda. Kirkman ha avuto una grande intuizione, prendendo a piene mani da archetipi intramontabili, rendendoli vivi oltre il foglio di carta.

La credibilità per una fusione a freddo tra i gruppi di sopravvisuti, in mezza giornata è pari allo zero, quando fu per Woodbury si passò ad un tempo più lontano per creare l’impressione di un assestamento realistico. Non so, ma credere che dalla sera alla mattina Laura sia diventata la versione femminile di Luca Sardella, mi stranisce; così come tirare l’amo ad un’eventuale nuova love story di Maggie con il carpentiere a tre giorni dalla morte di Glenn ( pure in Grey’s Anatomy la vedovanza è un filo più lunga). Lo stesso vale per tutte le altre dinamiche: allungate con la piastra spesso dove non vi era alcuna necessità e compresse e fugaci per quelle di reale interesse. Questa è una delle tante cose che non tornano. Punti ciechi e aperture inutili o addirittura inconcludenti, se non inconsistenti.

La serie riprendeva quella visione e sì, ne era fedele, perchè un adattamento non è e non potrà mai essere un copia incolla, ma la trasposizione dello spirito della narrazione, che per molto tempo ha aleggiato sulle stagioni precedenti. Ma ora non più. Cedere ad una rappresentazione vuota di significato per precedere con episodi singoli piuttosto che svolgere un nastro continuo con una narrazione dinamica, ridurre e comprimere la narrazione in limiti didascalici e spesso retorici senza più legarsi ad un’ epica insita nello stesso racconto, ha reso l’ottava stagione povera.

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Poteva essere una grande stagione, potevamo ripercorrere all’indietro tutta la storia dei sopravvissuti, si è preferito procedere diversamente, probabilmente perdendo il punto di vista principale, confezionando episodi e creando situazioni, spesso con risultati mediocri.

L’approssimazione è stata l’unica costante dell’intera stagione, personaggi costretti nei propri ruoli e incapaci di espandersi, dinamiche forzate che, sì, hanno portato ad una conclusione, ma innaturalmente e senza quella forza capace di creare empatia con lo spettatore, tranne che in alcuni casi. Situazioni, appunto.

La ricerca stilistica è scomparsa nella ricerca di un sensazionalismo mai arrivato. La poca cura è ancora più evidente se consideriamo la totale mancanza di una soundtrack adeguata, già latitante nella scorsa stagione, ma ora del tutto assente.

Non sono i Walkers, né le esplosioni, né le armi e i botti a tenere in piedi un racconto, sono solo mezzi di distrazione che, inoltre, spesse volte hanno creato l’effetto contrario a quello sperato, nello spettatore: tanta noia.

Troppo poco si salva, per raccontare di uomini che hanno scelto di non arrendersi alla fine del mondo, che loro, no, non sarebbero diventati come le città vuote. Se la natura e la sua inesorabilità si riprende tutto, non è detto che tocchi la stessa sorte anche agli uomini.

Si ha sempre una scelta, bisogna solo decidere cosa essere.

 

P.S. Fossi in Kirkman denuncerei la AMC per stupro intellettuale.

P.P.S. Alla fine Eugene ce l’aveva davvero un piano!

 

Grazie a quanti mi hanno letto ed apprezzato e a tutti quelli che mi hanno detestato e contestato.

Grazie al #teamlamentoh, che mi ha fatto sentire meno sola ad ogni post-puntata.

Grazie a tutti i gruppi in cui bazzico, silenziosamente o meno, sempre fonte di ispirazione.

E grazie a chi ha visto con me le puntate, che ha tenuto duro continuando a guardare puntata dopo puntata e a farmi da sostegno creativo e morale.

Speriamo in tempi migliori, in fondo, sperare non costa nulla.

 

GRAZIE A:

Walking Dead fox Italia [Forever]

Norman Reedus/Daryl Dixon italian fun&fan club

The Walking Dead ITALIA- This Is The Beginning

The walking dead forever

Multifandom il mondo che non c’è

Caryl Italia

The Walking Dead Italia

Fight the dead fear the living

The Walking Dead We Survive

#IitalyWantstwdtoo

The Walking Dead ITA

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The Walking Dead Italy

The Walking Dead Pagina Italiana

Regno delle Serie TV- Buymoria

 

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